L’Italia `e affaticata, invigliacchita, logorata dalla televisione. Ha perduto il senso della vergogna, ha tralasciato il buon gusto di rimanere in silenzio quando `e opportuno, ha dismesso completamente ogni valore etico in nome di una indifferenza televisiva da lasciare senza lacrime. Oramai si pu`o sentire qualunque affermazione su qualunque orrore della storia. L’opinione pubblica `e un’opinione privata. L’indecenza `e un parastato controllato dalle televisioni e dai poteri forti. Il puzzo del compromesso morale, come soleva chiamarlo il giudice Borsellino, `e un fresco profumo di colonia. La gente, la folla, il pubblico, il popolo non si domanda pi`u niente. Basta un servizio di Studio Aperto per credere terminata l’emergenza rifiuti a Napoli, ne basta un altro del TG1 per immaginare le citt`a italiane pi`u sicure con una manciata di militari a zonzo. A Berlusconi, poi, si concede libert`a illimitata di sproloquio. Gli si fa dire che
l’energia nucleare proviene dalla “scomposizione delle cellule” [1], dopo essersi ispirato a Falcone per la sua riforma giudiziaria [2] e comunque non prima di aver chiamato eroe, un mafioso criminale come Mangano [3]. Ma questo `e il male minore. La Roma imperiale di Alemanno ha imparato a pestare due ragazzi che passeggiavano mano nella mano, con sputi e bottigliate in faccia, mentre La Russa ha ricordato malinconico quei ragazzi di Sal`o. Ed `e proprio di questo che vogliamo parlare. Di quei bravi ragazzi della Repubblica Sociale Italiana (RSI).
La Repubblica di Sal`o, nata il 23 settembre 1943 col nome di Stato Nazionale Repubblicano, era uno Stato fantoccio sotto il controllo totale dei tedeschi, che comprendeva i territori italiani del nord fino ai confini settentrionali della Campania. Con l’avanzare delle truppe alleate, il territorio si fece sempre pi`u breve, fino alla definitiva scomparsa avvenuta nell’aprile 1945 con l’esecuzione di Benito Mussolini. La RSI aveva un esecutivo che lavorava in assenza di una Costituzione e gli uffici di capo della Repubblica, capo del Governo e Ministro degli Esteri erano concentrati nell’unica persona del Duce. I pilastri della RSI erano contenuti nel Manifesto di Verona, che sanciva la nascita del Partito Fascista Repubblicano e cos`ı anche ufficialmente della Repubblica di Sal`o. Tra gli “alti” ideali citiamo (tanto per ricordarlo all’on. La Russa, AN) l’articolo 7: “Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalit`a nemica.” Decisamente un alto ideale di amore per la patria: “Farei un torto alla mia coscienza – dice La Russa a Porta San Paolo [4] – se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della RSI, soggettivamente e dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani, e meritando quindi il rispetto pur nella
differenza di posizioni di tutti coloro che guardano con obiettivit`a alla storia d’Italia.”
E l’Italia tacque. Proprio sulla pagina pi`u vergognosa della nostra storia. Quando si doveva far capire alle nuove generazioni la differenza tra i valori della Resistenza antifascista e gli ideali nazisti dei Repubblichini. Molti ignorano che la “caccia all’ebreo” e la successiva deportazione di massa, in Italia, `e iniziata di fatto con la nascita della RSI. Caccia notevolmente coadiuvata dai ragazzi di Sal`o, impegnatissimi nei rastrellamenti e nella consegna ai tedeschi degli uomini di “razza ebraica” da condannare a morte. Tutto questo in cambio di privilegi, cibo, grappa e donnine. Molti ignorano l’attiva collaborazione delle autorit`a della RSI, in primis nella persona del capo dell’“Ufficio Razza” presso la Questura di Roma, Gennaro Cappa nell’eccidio delle Fosse Ardeatine (335 uomini scelti a caso). Molti ignorano il massacro di Sant’Anna di Stazzema, paesino della Toscana di donne, vecchi e bambini, raggiunto dai tedeschi grazie all’efficiente collaborazione dei fascisti della zona, che fecero loro da guida. Per`o noi no. Non lo ignoriamo. Perch ́e
i morti non sono tutti eguali e ci`o che gli italiani di Sal`o hanno scelto di fare, non ammette revisioni. Lo scrittore Manlio Cancogni [6] ricorda cos`ı il 12 agosto 1944:
“I tedeschi, a Sant’Anna, condussero pi`u di 140 esseri umani, strappati a viva forza dal le case, sul la piazza del la chiesa. Li avevano presi quasi dai loro letti; erano mezzi vestiti, avevano le membra ancora intorpidite dal sonno; tutti pensavano che sarebbero stati al lontanati da quei luoghi verso altri e guardavano i loro carnefici con meraviglia ma senza timore n`e odio. Li ammassarono prima contro la facciata del la chiesa, poi li spinsero nel mezzo del la piazza, una piazza non pi`u lunga di venti metri e larga altrettanto [...]; e quando puntarono le canne dei mitragliatori contro quei corpi li avevano tanto vicini che potevano leggere negli occhi esterrefatti del le vittime che cadevano sotto i colpi senza avere tempo nemmeno di gridare. Breve `e la giustizia dei mitragliatori; le mani dei carnefici avevano troppo presto finito e gi`a fremevano d’impazienza. Cos`ı ammassarono sul mucchio dei corpi ancora tiepidi e forse ancora viventi, le panche del la chiesa devastata, i materassi presi dal le case, e appiccarono loro fuoco. E assistendo insoddisfatti al la consumazione dei corpi spingevano nel braciere altri uomini e donne che esanimi dal terrore erano condotti sul luogo, e che non offrivano alcuna resistenza. Intanto le case [...] erano bloccate. Gli abitanti erano spinti negli anditi, nel le stanze a pianterreno e ivi mitragliati e, prima che tutti fossero spirati, era dato fuoco al la casa; e le mura, i mobili, i cadaveri, i corpi vivi, le bestie nel le stal le, bruciavano in un’unica fiamma. Poi c’erano quel li che cercavano di fuggire correndo fra i campi, e quel li colpivano a volo con le raffiche del le mitragliatrici, abbattendoli quando con grido d’angoscia di suprema speranza erano gi`a sul limitare del bosco che li avrebbe salvati. Poi c’erano i bambini, i teneri corpi dei bimbi a eccitare quel la libidine pazza di distruzione. Fracassavano loro il capo con il calcio del la pistol-machine, e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccicavano ai muri del le case. Sette ne presero e li misero nel forno preparato quel la mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco lento. E non avevano ancora finito. Scesero perci`o il sentiero del la val le ancora smaniosi di colpire, di distruggere, compiendo nuovi delitti fino a sera. A mezzogiorno tutte le case del paese erano incendiate; i suoi abitanti fissi e gli sfol lati erano stati tutti trucidati. Le vittime superano di gran lunga i cinquecento, ma il numero esatto non si potr`a mai sapere. Alcuni scampati all’eccidio erano corsi in basso a portare la notizia agli abitanti del la pianura raccolti in gran numero nel la conca di Valdicastello. [...] Della verit`a cominciarono invece a sospettare nel le prime ore del pomeriggio quando le prime squadre di assassini scendendo dal le alture di Sant’Anna, si annunciarono sul l’imbocco del la val lata a monte del paese. Li sentivano venir gi`u precipitosi, accompagnati dal suono di organetti e di canzoni esaltate, e quel ch’`e peggio dal rumore di nuovi spari, da nuove grida, che non convinti di aver ben speso quel la giornata, i tedeschi la completavano uccidendo quanti incontravano sul sentiero del la montagna. Alcuni che al loro passaggio s’erano nascosti nel le antrosit`a del la roccia vi furono bruciati dentro dal getto del lanciafiamme. Una donna che correva disperata portando in salvo la sua creatura, raggiunta che fu, le strapparono dal le braccia il prezioso fardel lo, lo scagliarono nel la scarpata e lei stessa l’uccisero a colpi di rivoltel la nel cranio. Molti altri furono raggiunti dal le raffiche di mitragliatori mentre fuggivano saltando per le balze del la montagna, come capre selvatiche contro le quali si esercitava la bravura del cacciatore. Quando i tedeschi raggiunsero Valdicastel lo cominciando a rastrel lare gli abitanti, il paese era gi`a stretto dal l’angoscia; gli abitanti serrati nel le case e nascosti al la meglio; la strada deserta; tutti oppressi da un incubo di morte. Il passaggio dei tedeschi dal paese si chiuse con la discesa del buio sul la val le, dopodich`e ottocento uomini erano stati strappati dal le case e condotti via, e un’ultima raffica di mitragliatrice accompagnata da un suono pi`u sguaiato e atroce di organetto, aveva tolto la vita ad altri quattordici infelici, scelti a caso.”
L’ex rabbino capo di Roma, Elio Toaff, ricorda [7]:
“C’era una donna, seduta di spal le, di fronte a un tavolo. Per un attimo pensai che fosse viva. Ma, appena avanzai, vidi che aveva il ventre squarciato da un colpo di baionetta. Era una donna incinta e sul tavolo giaceva il frutto del suo grembo con il cordone ombelicale ancora attaccato. Avevano sparato un colpo d’arma da fuoco anche in testa a quel povero bimbo non ancora nato.”
La nostra memoria non `e affaticata. Perch ́e non `e possibile dimenticare o sdoganare bonariamente chi ha scelto la parte sbagliata. A quel tempo molti avevano vent’anni, poco meno dell’eta di chi scrive, et`a del giudizio e della scelta. Non c’`e nulla da contestualizzare. L’unico nostro dovere `e quello di ripetere all’infinito, alle future generazioni, cosa siano la Resistenza e la Costituzione Italiana.
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruir`a
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenit`a
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Pi `u duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignit`a e non per odio decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.
Pietro Calamandrei, Lapide ad ignominia, 1947
–
[1] da Otto e Mezzo, LA7, aprile 2008 [youtube].
[2] da Corriere del la Sera, 22 agosto 2008.
[3] da La Repubblica on-line, 8 aprile 2008.
[4] da La Repubblica on-line, 8 settembre 2008.
[5] L. Picciotto Fargion, Il libro del la Memoria, Ed. Mursia.
[6] http://www.santannadistazzema.org
[7] da Corriere del la Sera, Corriere della Sera, 14 aprile 2002
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