Dipende…dipende…unicamente da ciò che si dice
Prima di scrivere questo pezzo, ho dovuto riflettere molto. Solo due giorni fa una platea di giovani e avide menti, ha ascoltato tra fragorose risate, il monologo di Jacopo Fo, qui a Bari. Il messaggio era chiaro. Basta piangersi addosso. Basta lamentarsi di Berlusconi e le sue TV: bisogna fare qualcosa. Allora mi sono messo a pensare, che tutto sommato questo blog, può essere sbagliato in partenza, perché la contro-informazione, quella “à la Peppino Impastato”, forse potrebbe avere qualche contro indicazione. Per un solo giorno, allora, ho deciso di evitare di guardare i giornali e pensare alle proposte utili. Ne ho selezionate poche, per iniziare un nuovo percorso. Ma mentre selezionavo, mi sono reso conto che avevo bisogno di informarmi. A quel punto ho capito che una specie di faceto sortilegio mi spingeva verso il baratro informativo della nostra Italietta sull’orlo della dittatura. Ho fatto qualche passo indietro. Ho letto e riletto alcune notizie. Perché ho iniziato a non capirci più niente. Ho trovato un manifesto del Partito Democratico che inneggiava alla cacciata dei Rom da Ponticelli. Sfondo verde. Virus leghista. Ho letto di una giovanissima ministra spagnola dare all’Italia della razzista. Poi un mio amico mi manda un mail. “Guarda questo video” - mi dice. Ed è stato così che non ho avuto più parole.
“On. Di Pietro, lei non è nuovo di quest’aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia nei limiti … no … no … ovviamente dipende… dipende… dipende… dipende unicamente da ciò che si dice, fermo restando… fermo restando… fermo restando… che ho già invitato… ho già invitato… la parte destra dell’emiciclo a non interromperla”
“Dipende unicamente da ciò che si dice?” Vorrei sottolineare la parola “unicamente”. Quindi non dipende “anche” ma “unicamente”. Da quando la facoltà di parola di un parlamentare dipende dal contenuto della sua orazione? Fammi pensare. Un brivido. Ho pensato a Giacomo Matteotti e alle sue filippiche nel Parlamento. E poi, il suo omicidio delle solite squadracce fasciste.
Oggi, 13 maggio 2008. Il presidente della Camera dei Deputati, la terza carica dello stato, ha introdotto un precedente gravissimo. Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, è stato espresso un giudizio sull’opinione di un oratore in pieno dibattito parlamentare ed è stata giustificata velatamente l’interruzione da parte di altri deputati “unicamente” sulla base di “ciò che veniva detto”. Persino Casini, l’illuminato da sei mesi in qua, se n’è accorto. Dalla sua affermazione ho capito che se il secondo governo Berlusconi non ha fatto sprofondare l’Italia nel baratro è stato anche grazie a lui.
Questi sono piccoli segnali, di blanda dittatura, di un paese gestito dal terrore. Una politica multiservizi pronta a dare il contentino populista agli smemorati destricoli. Panem et circenses. Con l’aggravante di non saper fare i conti. Ci sono troppo pochi fisici nella gestione della cosa pubblica.
Andiamo sul sito del Ministero della Giustizia e controlliamo il numero della popolazione carceraria al 31 dicembre 2007 (clicca qui): 48.693. Poi andiamo nella sezione stranieri (clicca qui per il foglio Excel) e leggiamo le nazionalità: Romania 2636 su una popolazione totale di stranieri 18252. Le percentuali, ammesso che con i grappini in mano si sappiano fare, riferiscono quindi che il 5% della popolazione carceraria totale ed il 37% della popolazione carceria straniera è costuita da rumeni. Prima precisazione. Leggendo le statistiche “al contrario” potremmo dire che il 95% della popolazione carceraria totale è costuita da italiani e stranieri che non siano rumeni, e quindi che il 63% della popolazione carceraria straniera è costituita da maghrebini, algerini, etc. Seconda precisazione. Parliamo di detenuti di nazionalità ru-me-na. Non Rom. Perché anche le pietre sanno che il popolo Rom non è costituito unicamente da rumeni. Quindi supponendo per eccesso che dei 2636 rumeni in carcere la metà siano Rom, arriviamo a 1318. Se consideriamo che in Italia si stimano circa 40000 Rom (come riporta il Times) arriviamo al numero magico per eccesso per cui il 3% dei Rom è costituito da delinquenti.
Passaggio finale: siccome in Italia abbiamo circa 700 Rom per milione di cittadini italiani, solo 20 di questi hanno avuto guai con la giustizia. Quindi 20 Rom per 1,000,000 di italiani hanno precedenti penali.
Com’è possibile chiamare questa emergenza quando un abitante su 15 di Scampia ha precedenti penali? Com’è possibile urlare all’emergenza Rom, quando la Mafia, risiedente in Parlamento, ruba punti percentuali di PIL, risorse, ed efficenza all’Italia? Chiunque abbia letto Gomorra di Roberto Saviano, chiunque faccia un giro per Napoli si renderebbe conto che questa è pura gestione della paura.
Se il 95% della popolazione straniera è composta da maghrebini, algerini, tunisini, etc. e nessuno parla di una “emergenza africani”, sta proprio nel fatto che gli “africani” sono forza-lavoro nel paradiso industriale Lombardo Veneto. Basta andare alle 5 del mattino nelle piazze principali di Milano per vedere i camioncini e i capanelli di maghrebini pronti a salire per una manciata di euro e con la morte alle porte su qualche cantiere bergamasco.
Il punto è che i Rom non convengono nè in carcere, nè nei cantieri, nè per le strade al bivacco. Non convengono ai camorristi imprenditori che preferiscono manodopera cinese da schiavizzare nel silenzio degli atelier di Secondigliano. Non convengono ai rampanti guidatori di Cayenne, che vorrebbero pulirsi il culo con il tricolore italiano e cacciare gli extra-comunitari che non muoiono nei loro cantieri.
Intanto gli italiani godono vedendo bruciare i campi nomadi, mentre lentamente tutto finisce nello sterco profumato della Mafia e della Camorra. Così la frustrazione trova il suo sfogo e invece di avere 4 cristiani sbranati dalle tigri nel Colosseo, preferiamo il fuoco purificatore anti-Rom.
Si sa, il fumo copre i cattivi odori della coscienza corrotta. Panem et circenses et canalem quinquem.
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La ministra spagnola che ha accusato apertamente l’Italia di razzismo non è una voce isolata.
Viktoria Mohacsi è europarlamentare rrom (è questo il modo corretto di scriverlo) per l’Ungheria e incaricata da Strasburgo a monitorare la situazione dei rrom in Europa; in questi giorni è in Italia a svolgere la sua mansione.
Leggiamo un’intervista, da parte di questa persona la cui competenza in materia, a differenza della spagnola, è indubbia:
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/sicurezza-politica4/intervista-eurodeputata/intervista-eurodeputata.html/url
I punti salienti sono evidentemente la totale assenza di diritti civili per questa popolazione e l’ignoranza e quindi l’intolleranza degli italiani nei loro confronti; queste ed altre cose saranno relazionate a Strasburgo.
Personalmente ormai non mi importa più nulla dell’ennesima magra figura che farà l’Italia; spero piuttosto che l’Europa prenda provvedimenti, e che siano ispirati a idee di civiltà e non di populismo come ormai centrodestra e centrosinistra italiani promettono.