Pertini, Nenni, De Gasperi, Einaudi, …Schifani.

Vediamo. Schifani attaccato da Travaglio nella trasmissione di Fazio. Un caso emblematico. Prima di tutto i fatti. I pezzi incriminati sono due. Il primo è (parlando del momento in cui vengono elette le più alte cariche dello Stato)

[...] è molto istruttivo quando vengono elette le alte cariche dello stato perché i giornali pubblicano tutti i nomi dei personaggi che hanno ricoperto quella carica nella storia repubblicana e uno si rende conto, perché ci passa di mente quando vediamo certe facce, che una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola. che ne so, possiamo fare una lunga lista. Cioè, uno vede tutta la trafila, poi arriva e vede Schifani,..[pausa]..,c’è un elemento di originalità! Mi domando chi sarà quello dopo. In questa parabola a precipizio dopo c’è solo la muffa probabilmente, il lombrico. [...]

Il secondo, parlando della cattiva informazione che si fa in Italia, in particolare del cattivo comportamento dei giornalisti:

«Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi? Io non scrivo che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi perché non lo vuole né la destra né la sinistra. E io che c’entro con la destra e con la sinistra? Loro prendano le posizioni politiche che vogliono, ma io devo fare il giornalista. Io devo raccontarlo» L’ha raccontato Lirio Abbate nel libro che ha scritto con Gomez ["I Complici", ndr]. E viene celebrato giustamente come un giornalista eroico celebrato dalla mafia. Allora, o hanno il coraggio di dire che Lirio Abbate è un mascalzone, un mentitore, oppure hanno il coraggio di prendere nota di quello che scrive sulla seconda carica dello Stato e di chiedere semplicemente alla seconda carica dello stato di spiegare quei rapporti con quei signori che sono stati poi condannati per mafia. Invece noi, purtroppo andiamo a rimorchio del clima politico.»

Bene in questa prima parte, un po’ lunga per dovere di cronaca, c’è l’inizio della bufera. Travaglio è stato aspramente criticato da esponenti politici di entrambi gli schieramenti per quanto riportato sopra. Schifani lo ha querelato. E così via.

Andiamo con ordine. A parte il fatto che il soggetto in questione (Travaglio) risulta decisamente antipatico a chi scrive, la prima di queste due cose è semplicemente un’offesa gratuita a Renato Schifani (che risulta a chi scrive molto più antipatico del primo e pertanto non verrà degnato di alcuna compassione né attenzione nel resto del testo). Probabilmente un errore, dal punto di vista delle tecniche di comunicazione, ma alla fine soltanto un’opinione personale, forse sgarbata, ma certamente di nessuna importanza. Poteva risparmiarsela, ma amen.

Nella seconda viene sollevato invece un problema di importanza cruciale. La maggior parte di ciò che è successo in Italia, politicamente parlando, negli ultimi anni è riconducibile a questo. Si tratta, non so come chiamarlo, quindi passatemi i termini forse non appropriati, delle derive che ha preso l’informazione e, più in generale, il confronto negli ultimi tempi. Spieghiamo meglio.

Il problema non è che Travaglio ha detto che Schifani aveva amicizie mafiose (mamma! travaglio ha detto che schifani è basso! lo fai smettere?), ma che ha citato una fonte. Questa è una cosa che fa parte di un certo rigore, essenziale, che si è completamente perso. Se si tralasciano le fonti e non si argomentano le proprie affermazioni in modo rigoroso si va a finire che ognuno può dire quello che vuole e alla fine vince chi fa la voce più grossa (o chi ha più soldi per gli avvocati migliori). Come quando eravamo piccoli. E’ stato citato Lirio Abbate, giornalista lodato da Napolitano per essere stato vittima di minacce mafiose. Adesso, nessuno dice che Abbate sia la voce della verità, ma perlomeno è una fonte. L’assurdo degli assurdi è che una delle accuse che è stata rivolta a Travaglio (e a Fazio, e alla RAI, e a chi altro?) è stata quella di aver posto delle questioni piuttosto delicate riguardanti la seconda carica dello Stato senza offrire la possibilità di un contraddittorio. Che cosa? Ma stiamo scherzando? Quello che è successo è esattamente il contrario! E’ stata citata una fonte! Chiunque può controllare! Chiunque può rendersi conto, leggendo, se si tratta di chiacchiere o di verità, o di qualcosa che sta in mezzo (come probabile). Schifani avrebbe potuto screditare la fonte, se ne fosse stato capace, e avrebbe fatto un figurone! Invece no. Evvai con la querela!

Il motivo per cui questa accusa è stata mossa è perché non è il contraddittorio che mancava, e tutti lo sanno benissimo. E’ mancata la possibilità di Schifani di poter gridare “Non è vero!!!” a voce più alta possibile. Perché purtroppo in realtà è questo che conta di più. In effetti, che la fonte sia stata citata o meno la citazione non è stata per niente notata, né esaltata. Non è stata quindi sollecitata la verifica da parte dell’ascoltatore. La verifica. E’ questo che manca. La volontà o la necessità di verificare. Non conta che io citi un lavoro riconosciuto mentre tu sei solo bravo a minacciare. Alla fine vincerà comunque il più simpatico, o il più arrogante, ma non necessariamente il più onesto. E’ la pubblicità. Questo è stato il più grande merito di Berlusconi: portare in politica le idee della pubblicità. E ha vinto. Ed è stato bravissimo. E la sinistra, che fa tante belle cose che non conosce nessuno (vedi Bollenti Spiriti qui in Puglia) è stata quello che si chiama “il pollo” nel poker.

Ovviamente non ci deve essere la presunzione “illuminista” di ridurre ogni situazione, nella sua complessità, a puri dati di fatto. L’oggettività non esiste, bla bla bla.D’altra parte una mela rossa è rossa, e se qualcuno dice che è verde sbaglia. Bisogna ritornare ad essere in grado di distinguere ciò che può essere verificato esattamente dalle opinioni, e dalle cose a metà. E bisogna verificare. E bisogna sottolineare gli errori di chi sbaglia, anche in maniera pesante. Non si sta parlando di figurine rubate, o di copiare ad un esame. Si sta parlando di chi vuole cambiare la Costituzione. E se ciò non succede i giornalisti hanno moltissima colpa. Facciamo un esempio. Berlusconi dice da Vespa di aver ridotto del trentacinquemila percento le tasse per le case sulla luna e nessun giornalista, nessun politico, nessuno di nessuno fa una ricerca per vedere se è vero. Non si sta dicendo che non è vero, in questo momento non ha importanza (a meno che non siate interessati all’edilizia lunare). Ha importanza il fatto che nessuno sente mai la necessità di verificare. Quindi è vero. Non è possibile che Berlusconi dichiari “X è un cane con le ruote” e il giorno dopo: “sono stato frainteso. Non ho mai pronunciato la frase “X è un cane con le ruote”. Mi si strumentalizza.” E’ inammissibile che di fronte a ciò non venga mandato in contemporanea un filmato con la frase detta il giorno prima che smerdi Berlusconi (mi dispiace di essere così noioso e di parlare sempre di lui, ma è il migliore). Se un giornalista lo fa è moralmente responsabile di parte dello sfascio dell’Italia, oltre ad essere un grande inetto. E non mi si venga a dire che se lo fa perde il lavoro. Se non si vuole assumere la responsabilità per cui è pagato trovi un’altra occupazione. Il non mettere in evidenza ciò da parte della rai è colpevole. Molto colpevole. E ci rende ridicoli di fronte agli altri paesi. Che fanno bene a ridere di noi per questo.
Altro esempio. Mister B
[Berlusconi, ndr] dichiara Marcello Dell’Utri ha ragione: «Mangano è stato un eroe, perché eroicamente non inventò mai nulla su di me e per uscire di galera gli sarebbe bastato accusarmi di qualunque cosa”. Bene. Senza mezzi termini. Chi dice ciò va messo pubblicamente in ridicolo, indipendente dai suoi miliardi. Mangano è un mafioso. Solo un mafioso. E non c’è altro da aggiungere.»

Insomma, per farla breve, l’opinione presentata qui in maniera spicciola e spesso limitandosi all’invettiva è che bisogna smetterla di permettere a ciascuno di dire ciò che vuole e poi crederci senza verificare. E fino a quando non sarà tornata in voga questa moda della verifica la sinistra sbaglierà a non giocare con le armi della pubblicità, perché sono le armi del vincitore. Gli occhi si possono anche aprire. Si possono spendere centomila euro in meno di lecca lecca e preservativi e pagare qualche cartellone pubblicitario in più in cui si dice che i tanto bistrattati comunisti in Puglia mandano i giovani a studiare all’estero dandogli una barca di soldi (europei, senza gravare sulle tasche dei cittadini). Darsi un po’ di arie. Smerdare qualcuno che se lo merita. Anche in pubblico. Senza arroganza, ma solo evidenziando in modo chiaro la verità, in modo che qualunque altro tentativo di mascherarla o cambiarla risulti semplicemente un ridicolo arrampicarsi sugli specchi. In modo serio, insomma. E fare in modo che l’informazione che non soddisfa questi standard sia riconosciuta da tutti come una pagliacciata, oltre che meschina. Tutto questo magari tornando nelle fabbriche e per le strade. A portare confronti, non solo con le manifestazioni e i girotondi. Fare politica vera, e dialettica vera, seria (come piace tanto dire a Prodi), adeguandosi al cambiamento dei tempi. E, soprattutto, pensarci prima di far cadere il governo. O è meglio fare tutti insieme la sinistra extraparlamentare? Grazie Veltroni, sei il migliore anche tu!

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