«Non ti chiudere nelle tue stanze, partito, rimani amico ragazzi di strada»

Uno dei punti più alti della poesia di Majakovskij, poeta della Rivoluzione d’Ottobre, richiamava all’attenzione la dura realtà e la triste evoluzione di un partito che anche allora riusciva ad allontanarsi dalla gente. Un pensiero profetico che in maniera eclatante si è realizzato in Italia con l’implosione della Sinistra Italiana che di fatto è oggi fuori dal parlamento. Dal partito comunista più importante d’Europa alla formazione extraparlamentare dei giorni nostri. La preghiera di non chiudersi nelle stanze, era la stessa che forse Peppino Impastato fece a Stefano Venuti nella sezione vuota del PCI di una Cinisi infangata e oppressa dal silenzio dell’omertà e dalla ferocia di Gaetano “Zu’Tano” Badalamenti. Forse quelle parole sono state pronunciate solo nella pellicola di Marco Tullio Giordana (I cento passi), ma di fatto le idee di Peppino e le sue azioni hanno continuato a camminare sulle strade di Cinisi, abbandonate da quel partito che in qualche maniera lui ha amato. Trent’anni fa, moriva Peppino Impastato insieme ad Aldo Moro. Dopo essere stato picchiato, dopo che gli spaccarono la testa con una pietra, lo fecero saltare sul tritolo che gli legarono addosso. Lo fecero in mille pezzettini. E la sua colpa fu l’onestà intellettuale, la coscienza civile che lo spinse alla lotta contro la corruzione e l’olezzo di Cosa Nostra. “La Mafia è una Montagna di Merda”, scrisse su “L’Idea Socialista“, che poi diventato “L’Idea”. Continuò a urlarlo, con i suoi compagni, attraverso la radio clandestina, “Radio Aut“, nel vano tentativo di rimuovere la puzza di sterco del compromesso morale. Era egli stesso figlio di un uomo d’onore, e fu ripudiato da colui che lo generò. Era siciliano e fu ucciso dalla sua terra. Oggi, Cinisi è in festa. L’associazione Libera, ha riempito le strade di quel paese narcotizzato dall’omertà. Ha ripreso a urlare. “Peppino è vivo! e lotta insieme a noi!, le nostre idee! non moriranno mai!”. Peppino Impastato non si è mai laureato, non si iscrisse mai all’Ordine dei Giornalisti, non hai compiuto la sua esistenza ma è morto per il dovere dell’informazione. Si è sacrificato per pulire i vetri annebbiati delle anime siciliane. Privo di ogni buon senso ha iniziato una lotta che da quella notte non è mai morta. Anche se la Mafia in Italia ha comunque vinto. Come un cancro ha disperso le sue metastasi ovunque c’era qualche dannato disposto a vendersi per pochi “picciuli”. La Mafia è entrata in Parlamento, nei rami più alti. La Mafia produce ricchezza, assistenza sociale, previdenza, sanità. Un parastato forte che produce PIL, invisibile perché ambiguo, informe, privo di sembianza concreta. La Mafia è dentro l’amministrazione della cosa pubblica ma non il contrario ed è questo ciò che li rende invulnerabili. Berlusconi nel 1994, nei suoi comizi amava ricordare Falcone e Borsellino, quattordici anni dopo ha elevato a rango di eroe il suo stalliere Vittorio Mangano, pluriomicida, capomafia, amico del Senatore Marcello Dell’Utri.

Se Peppino Impastato fosse oggi tra noi scriverebbe ancora una volta una Cretina Commedia per dileggiare ancora questi nuovi eroi siciliani, nella sua maniera ironica e baldanzosa.

«ahi quanto a dir qual era è cosa dura
questa minchia aspra selvaggia e forte
che troneggia in mezzo alla radura»

Galileo Galilei nella penna di Brecht rispose al suo allievo rammaricato per l’abiura: “fortunato quel popolo che non ha bisogno di eroi.”

Ciao Peppino

One Response to “«Non ti chiudere nelle tue stanze, partito, rimani amico ragazzi di strada»”

  1. [...] redshift bari wrote an interesting post today on «Non ti chiudere nelle tue stanze, partito, rimani vicino ai ragazzi di strada»Here’s a quick excerptSi è sacrificato per pulire i vetri annebbiati delle anime siciliane…. [...]

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