Falluja: ieri e oggi. Fosforo bianco e armi incendiarie

Falluja: la strage nascosta. di Sigfrido Ranucci

Scarica il video integrale sulla strage di Falluja direttamente cliccando qui

Vi sono zone del mondo in cui guerra è sinonimo di quotidianità, in cui un disegno di una casa distrutta racconta la fine di ogni sogno di libertà, in cui distese di croci riempiono sguardi in cerca di orizzonti di pace, in cui gli occhi grandi di un bambino sono l’immagine della resistenza.

Raccontare la guerra con gli occhi di chi la subisce non è di moda. La gente non deve sapere cosa significa morire torturati per mano di quei governi occidentali che si dicono esempi di democrazia. La gente non deve ascoltare le urla strazianti di madri che vedono morire i propri figli tra le braccia. La gente non deve vedere i corpi mutilati e violentati di giovani ragazze da parte di soldati sempre pronti a ostentare la loro generosità donando cioccolata e caramelle. La verità non si racconta. Goebbels ha insegnato che più grande è la bugia più il popolo la crederà.

E cosi guerre imperialiste sono spacciate per guerre di liberazione della donna dal burqa , o per l’abbattimento di un regime accusato di possedere armi di distruzione di massa (mai trovate).

In questa pagina vogliamo parlare delle tragedie dimenticate, delle guerre silenziose, delle stragi senza colpevoli, nel tentativo di dare una piccola voce a chi non riempie le pagine dei giornali o le cronache dei nostri telegiornali perchè non fa “audience” (non crea ricchezza). Spesso sentiamo dotti teologi, fini giornalisti e politici avventurosi discettare della mercificazione della vita…chissà perchè il problema si pone solo dal concepimento alla nascita e non quando migliaia di persone sono trucidate dalle nostre (occidentali) milizie “democratiche” per salvaguardare i nostri interessi economici.

Fortunatamente ci sono ancora dei giornalisti che rendono merito al loro lavoro e raccontano la guerra dalla prospettiva delle uniche vittime: i popoli.

Molti hanno dimenticato cosa successe nel Novembre del 2004 a Falluja, città a circa 70 Km da Baghdad. Le truppe statunitensi bombardarono la città utilizzando armi incendiarie (al fosforo bianco o al napalm), come riportato dallo straordinario servizio di Sigfrido Ranucci per RaiNews24, che si può vedere al sito

http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchiesta/body.asp

Il video è molto crudo, ma mostra in tutta la sua straziante verità quale strage è stata commessa dalle truppe statunitensi. I nostri media hanno quasi dimenticato la guerra in Iraq, se non per un periodico “bollettino necrologico” sui militari occupanti. Questo richiamo al video di RaiNews24 vuole essere un contributo a ricordare che l’Iraq è ancora un posto dove si muore per la guerra e dove sono stati commessi azioni contro la popolazione configurabili come veri e propri crimini contro l’umanità.

A proposito dell’utilizzo delle armi incendiarie sono necessarie alcune precisazioni. Sebbene il loro uso non sia vietato (come per le armi chimiche), è regolato dal Protocol III della UN Convention On Prohibitions Or Restrictions On The Use Of Certain Conventional Weapons Which May Be Deemed To Be Excessively Injurious Or To Have Indiscriminate Effects And Protocols (1980); in breve CCCW. In questo Protocol III si dice che le armi incendiarie non possono essere usate contro obiettivi civili, o contro obiettivi militari “collocati in mezzo a concentrazioni di civili”. Il testo completo della CCCW puo’ essere trovato ad esempio sul sito di GlobalSecurity all’indirizzo

http://www.globalsecurity.org/military/library/policy/int/index.html

L’Amministrazione USA si difende sostenendo innanzitutto che le armi al fosforo sono state usate come “illuminants, tracers, smoke or signalling systems”, casi esplicitamente esclusi dal novero delle armi incendiarie dal citato Protocol III. Dall’inchiesta di RaiNews24 non sembra proprio, visti i risultati sui civili. Tale difesa inoltre non si applica all’eventuale uso di Napalm o alla sua piu’ recente versione usata nelle munizioni MK77 o simili sulle quali si può trovare documentazione sul sito della FAS (Federation of American Scientists) all’indirizzo

http://www.fas.org/man/dod-101/sys/dumb/mk77.htm.

Inoltre gli USA, pur non ammettendo un uso irregolare di armi incendiarie, ritengono di non essere vincolati dal Protocol III della CCCW, perche’ loro non lo hanno firmato. Il fatto è che non è importante capire se un trattato sia stato violato, ma se sia stato perpetrato un crimine contro l’umanità.

E’ da sottolineare infine che le armi al fosforo bianco e quelle al Napalm non sono però qualificabili come armi chimiche. I loro effetti infatti sono prodotti da reazioni chimiche (come per la dinamite, peraltro), ma vengono usate per gli effetti termici degli agenti usati, non per i loro effetti tossici. Le sostanze in questione non sono pertanto menzionate in nessun trattato relativo ad armi chimiche.

Altre informazioni sull’argomento si possono trovare ai siti

http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/4417024.stm
http://www.csmonitor.com/specials/sept11/dailyUpdate.html
http://www.atsdr.cdc.gov/tfacts103.html
http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/incendiary.htm
http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/wp.htm
http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/napalm.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Phosphorus
http://en.wikipedia.org/wiki/White_phosphorus

Per le informazioni raletive alle armi incendiarie si ringrazia il prof. Nicola Cufaro Petroni.

Ritorno a Fallujah. Oggi.

Tre anni dopo il devastante attacco degli Stati Uniti il nostro corrispondente è entrato nella città irachena sotto assedio, trovandola senza acqua pulita, corrente elettrica e medicine.
8 febbraio 2008 – Patrick Cockburn
Fonte: Indipendent on-line – http://www.independent.co.uk – 28 gennaio 2008

E’ più difficile entrare a Fallujah che in qualsiasi altra città del mondo. Per la strada proveniente da Bagdad ho contato 27 posti di blocco, tutti sorvegliati da soldati e poliziotti ben armati . “L’assedio è totale” dice, scuro in volto, il dott. Kamal all’ospedale di Fallujah, mentre stila la lista di ciò che gli occorrerebbe, che comprende di tutto, dalle medicine all’ossigeno e dall’elettricità all’acqua pulita. [...continua]

Leggi l’articolo intero: http://www.peacelink.it/conflitti/a/25096.html

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