Dipende…dipende…unicamente da ciò che si dice

Prima di scrivere questo pezzo, ho dovuto riflettere molto. Solo due giorni fa una platea di giovani e avide menti, ha ascoltato tra fragorose risate, il monologo di Jacopo Fo, qui a Bari. Il messaggio era chiaro. Basta piangersi addosso. Basta lamentarsi di Berlusconi e le sue TV: bisogna fare qualcosa. Allora mi sono messo a pensare, che tutto sommato questo blog, può essere sbagliato in partenza, perché la contro-informazione, quella “à la Peppino Impastato”, forse potrebbe avere qualche contro indicazione. Per un solo giorno, allora, ho deciso di evitare di guardare i giornali e pensare alle proposte utili. Ne ho selezionate poche, per iniziare un nuovo percorso. Ma mentre selezionavo, mi sono reso conto che avevo bisogno di informarmi. A quel punto ho capito che una specie di faceto sortilegio mi spingeva verso il baratro informativo della nostra Italietta sull’orlo della dittatura. Ho fatto qualche passo indietro. Ho letto e riletto alcune notizie. Perché ho iniziato a non capirci più niente. Ho trovato un manifesto del Partito Democratico che inneggiava alla cacciata dei Rom da Ponticelli. Sfondo verde. Virus leghista. Ho letto di una giovanissima ministra spagnola dare all’Italia della razzista. Poi un mio amico mi manda un mail. “Guarda questo video” - mi dice. Ed è stato così che non ho avuto più parole.

“On. Di Pietro, lei non è nuovo di quest’aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia nei limiti … no … no … ovviamente dipende… dipende… dipende… dipende unicamente da ciò che si dice, fermo restando… fermo restando… fermo restando… che ho già invitato… ho già invitato… la parte destra dell’emiciclo a non interromperla”

“Dipende unicamente da ciò che si dice?” Vorrei sottolineare la parola “unicamente”. Quindi non dipende “anche” ma “unicamente”. Da quando la facoltà di parola di un parlamentare dipende dal contenuto della sua orazione? Fammi pensare. Un brivido. Ho pensato a Giacomo Matteotti e alle sue filippiche nel Parlamento. E poi, il suo omicidio delle solite squadracce fasciste.

Oggi, 13 maggio 2008. Il presidente della Camera dei Deputati, la terza carica dello stato, ha introdotto un precedente gravissimo. Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, è stato espresso un giudizio sull’opinione di un oratore in pieno dibattito parlamentare ed è stata giustificata velatamente l’interruzione da parte di altri deputati “unicamente” sulla base di “ciò che veniva detto”. Persino Casini, l’illuminato da sei mesi in qua, se n’è accorto. Dalla sua affermazione ho capito che se il secondo governo Berlusconi non ha fatto sprofondare l’Italia nel baratro è stato anche grazie a lui.

Questi sono piccoli segnali, di blanda dittatura, di un paese gestito dal terrore. Una politica multiservizi pronta a dare il contentino populista agli smemorati destricoli. Panem et circenses. Con l’aggravante di non saper fare i conti. Ci sono troppo pochi fisici nella gestione della cosa pubblica.

Andiamo sul sito del Ministero della Giustizia e controlliamo il numero della popolazione carceraria al 31 dicembre 2007 (clicca qui): 48.693. Poi andiamo nella sezione stranieri (clicca qui per il foglio Excel) e leggiamo le nazionalità: Romania 2636 su una popolazione totale di stranieri 18252. Le percentuali, ammesso che con i grappini in mano si sappiano fare, riferiscono quindi che il 5% della popolazione carceraria totale ed il 37% della popolazione carceria straniera è costuita da rumeni. Prima precisazione. Leggendo le statistiche “al contrario” potremmo dire che il 95% della popolazione carceraria totale è costuita da italiani e stranieri che non siano rumeni, e quindi che il 63% della popolazione carceraria straniera è costituita da maghrebini, algerini, etc. Seconda precisazione. Parliamo di detenuti di nazionalità ru-me-na. Non Rom. Perché anche le pietre sanno che il popolo Rom non è costituito unicamente da rumeni. Quindi supponendo per eccesso che dei 2636 rumeni in carcere la metà siano Rom, arriviamo a 1318. Se consideriamo che in Italia si stimano circa 40000 Rom (come riporta il Times) arriviamo al numero magico per eccesso per cui il 3% dei Rom è costituito da delinquenti.

Passaggio finale: siccome in Italia abbiamo circa 700 Rom per milione di cittadini italiani, solo 20 di questi hanno avuto guai con la giustizia. Quindi 20 Rom per 1,000,000 di italiani hanno precedenti penali.

Com’è possibile chiamare questa emergenza quando un abitante su 15 di Scampia ha precedenti penali? Com’è possibile urlare all’emergenza Rom, quando la Mafia, risiedente in Parlamento, ruba punti percentuali di PIL, risorse, ed efficenza all’Italia? Chiunque abbia letto Gomorra di Roberto Saviano, chiunque faccia un giro per Napoli si renderebbe conto che questa è pura gestione della paura.

Se il 95% della popolazione straniera è composta da maghrebini, algerini, tunisini, etc. e nessuno parla di una “emergenza africani”, sta proprio nel fatto che gli “africani” sono forza-lavoro nel paradiso industriale Lombardo Veneto. Basta andare alle 5 del mattino nelle piazze principali di Milano per vedere i camioncini e i capanelli di maghrebini pronti a salire per una manciata di euro e con la morte alle porte su qualche cantiere bergamasco.

Il punto è che i Rom non convengono nè in carcere, nè nei cantieri, nè per le strade al bivacco. Non convengono ai camorristi imprenditori che preferiscono manodopera cinese da schiavizzare nel silenzio degli atelier di Secondigliano. Non convengono ai rampanti guidatori di Cayenne, che vorrebbero pulirsi il culo con il tricolore italiano e cacciare gli extra-comunitari che non muoiono nei loro cantieri.

Intanto gli italiani godono vedendo bruciare i campi nomadi, mentre lentamente tutto finisce nello sterco profumato della Mafia e della Camorra. Così la frustrazione trova il suo sfogo e invece di avere 4 cristiani sbranati dalle tigri nel Colosseo, preferiamo il fuoco purificatore anti-Rom.

Si sa, il fumo copre i cattivi odori della coscienza corrotta. Panem et circenses et canalem quinquem.

Pertini, Nenni, De Gasperi, Einaudi, …Schifani.

Vediamo. Schifani attaccato da Travaglio nella trasmissione di Fazio. Un caso emblematico. Prima di tutto i fatti. I pezzi incriminati sono due. Il primo è (parlando del momento in cui vengono elette le più alte cariche dello Stato)

[...] è molto istruttivo quando vengono elette le alte cariche dello stato perché i giornali pubblicano tutti i nomi dei personaggi che hanno ricoperto quella carica nella storia repubblicana e uno si rende conto, perché ci passa di mente quando vediamo certe facce, che una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola. che ne so, possiamo fare una lunga lista. Cioè, uno vede tutta la trafila, poi arriva e vede Schifani,..[pausa]..,c’è un elemento di originalità! Mi domando chi sarà quello dopo. In questa parabola a precipizio dopo c’è solo la muffa probabilmente, il lombrico. [...]

Il secondo, parlando della cattiva informazione che si fa in Italia, in particolare del cattivo comportamento dei giornalisti:

«Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi? Io non scrivo che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi perché non lo vuole né la destra né la sinistra. E io che c’entro con la destra e con la sinistra? Loro prendano le posizioni politiche che vogliono, ma io devo fare il giornalista. Io devo raccontarlo» L’ha raccontato Lirio Abbate nel libro che ha scritto con Gomez ["I Complici", ndr]. E viene celebrato giustamente come un giornalista eroico celebrato dalla mafia. Allora, o hanno il coraggio di dire che Lirio Abbate è un mascalzone, un mentitore, oppure hanno il coraggio di prendere nota di quello che scrive sulla seconda carica dello Stato e di chiedere semplicemente alla seconda carica dello stato di spiegare quei rapporti con quei signori che sono stati poi condannati per mafia. Invece noi, purtroppo andiamo a rimorchio del clima politico.»

Bene in questa prima parte, un po’ lunga per dovere di cronaca, c’è l’inizio della bufera. Travaglio è stato aspramente criticato da esponenti politici di entrambi gli schieramenti per quanto riportato sopra. Schifani lo ha querelato. E così via.

Andiamo con ordine. A parte il fatto che il soggetto in questione (Travaglio) risulta decisamente antipatico a chi scrive, la prima di queste due cose è semplicemente un’offesa gratuita a Renato Schifani (che risulta a chi scrive molto più antipatico del primo e pertanto non verrà degnato di alcuna compassione né attenzione nel resto del testo). Probabilmente un errore, dal punto di vista delle tecniche di comunicazione, ma alla fine soltanto un’opinione personale, forse sgarbata, ma certamente di nessuna importanza. Poteva risparmiarsela, ma amen.

Nella seconda viene sollevato invece un problema di importanza cruciale. La maggior parte di ciò che è successo in Italia, politicamente parlando, negli ultimi anni è riconducibile a questo. Si tratta, non so come chiamarlo, quindi passatemi i termini forse non appropriati, delle derive che ha preso l’informazione e, più in generale, il confronto negli ultimi tempi. Spieghiamo meglio.

Il problema non è che Travaglio ha detto che Schifani aveva amicizie mafiose (mamma! travaglio ha detto che schifani è basso! lo fai smettere?), ma che ha citato una fonte. Questa è una cosa che fa parte di un certo rigore, essenziale, che si è completamente perso. Se si tralasciano le fonti e non si argomentano le proprie affermazioni in modo rigoroso si va a finire che ognuno può dire quello che vuole e alla fine vince chi fa la voce più grossa (o chi ha più soldi per gli avvocati migliori). Come quando eravamo piccoli. E’ stato citato Lirio Abbate, giornalista lodato da Napolitano per essere stato vittima di minacce mafiose. Adesso, nessuno dice che Abbate sia la voce della verità, ma perlomeno è una fonte. L’assurdo degli assurdi è che una delle accuse che è stata rivolta a Travaglio (e a Fazio, e alla RAI, e a chi altro?) è stata quella di aver posto delle questioni piuttosto delicate riguardanti la seconda carica dello Stato senza offrire la possibilità di un contraddittorio. Che cosa? Ma stiamo scherzando? Quello che è successo è esattamente il contrario! E’ stata citata una fonte! Chiunque può controllare! Chiunque può rendersi conto, leggendo, se si tratta di chiacchiere o di verità, o di qualcosa che sta in mezzo (come probabile). Schifani avrebbe potuto screditare la fonte, se ne fosse stato capace, e avrebbe fatto un figurone! Invece no. Evvai con la querela!

Il motivo per cui questa accusa è stata mossa è perché non è il contraddittorio che mancava, e tutti lo sanno benissimo. E’ mancata la possibilità di Schifani di poter gridare “Non è vero!!!” a voce più alta possibile. Perché purtroppo in realtà è questo che conta di più. In effetti, che la fonte sia stata citata o meno la citazione non è stata per niente notata, né esaltata. Non è stata quindi sollecitata la verifica da parte dell’ascoltatore. La verifica. E’ questo che manca. La volontà o la necessità di verificare. Non conta che io citi un lavoro riconosciuto mentre tu sei solo bravo a minacciare. Alla fine vincerà comunque il più simpatico, o il più arrogante, ma non necessariamente il più onesto. E’ la pubblicità. Questo è stato il più grande merito di Berlusconi: portare in politica le idee della pubblicità. E ha vinto. Ed è stato bravissimo. E la sinistra, che fa tante belle cose che non conosce nessuno (vedi Bollenti Spiriti qui in Puglia) è stata quello che si chiama “il pollo” nel poker.

Ovviamente non ci deve essere la presunzione “illuminista” di ridurre ogni situazione, nella sua complessità, a puri dati di fatto. L’oggettività non esiste, bla bla bla.D’altra parte una mela rossa è rossa, e se qualcuno dice che è verde sbaglia. Bisogna ritornare ad essere in grado di distinguere ciò che può essere verificato esattamente dalle opinioni, e dalle cose a metà. E bisogna verificare. E bisogna sottolineare gli errori di chi sbaglia, anche in maniera pesante. Non si sta parlando di figurine rubate, o di copiare ad un esame. Si sta parlando di chi vuole cambiare la Costituzione. E se ciò non succede i giornalisti hanno moltissima colpa. Facciamo un esempio. Berlusconi dice da Vespa di aver ridotto del trentacinquemila percento le tasse per le case sulla luna e nessun giornalista, nessun politico, nessuno di nessuno fa una ricerca per vedere se è vero. Non si sta dicendo che non è vero, in questo momento non ha importanza (a meno che non siate interessati all’edilizia lunare). Ha importanza il fatto che nessuno sente mai la necessità di verificare. Quindi è vero. Non è possibile che Berlusconi dichiari “X è un cane con le ruote” e il giorno dopo: “sono stato frainteso. Non ho mai pronunciato la frase “X è un cane con le ruote”. Mi si strumentalizza.” E’ inammissibile che di fronte a ciò non venga mandato in contemporanea un filmato con la frase detta il giorno prima che smerdi Berlusconi (mi dispiace di essere così noioso e di parlare sempre di lui, ma è il migliore). Se un giornalista lo fa è moralmente responsabile di parte dello sfascio dell’Italia, oltre ad essere un grande inetto. E non mi si venga a dire che se lo fa perde il lavoro. Se non si vuole assumere la responsabilità per cui è pagato trovi un’altra occupazione. Il non mettere in evidenza ciò da parte della rai è colpevole. Molto colpevole. E ci rende ridicoli di fronte agli altri paesi. Che fanno bene a ridere di noi per questo.
Altro esempio. Mister B
[Berlusconi, ndr] dichiara Marcello Dell’Utri ha ragione: «Mangano è stato un eroe, perché eroicamente non inventò mai nulla su di me e per uscire di galera gli sarebbe bastato accusarmi di qualunque cosa”. Bene. Senza mezzi termini. Chi dice ciò va messo pubblicamente in ridicolo, indipendente dai suoi miliardi. Mangano è un mafioso. Solo un mafioso. E non c’è altro da aggiungere.»

Insomma, per farla breve, l’opinione presentata qui in maniera spicciola e spesso limitandosi all’invettiva è che bisogna smetterla di permettere a ciascuno di dire ciò che vuole e poi crederci senza verificare. E fino a quando non sarà tornata in voga questa moda della verifica la sinistra sbaglierà a non giocare con le armi della pubblicità, perché sono le armi del vincitore. Gli occhi si possono anche aprire. Si possono spendere centomila euro in meno di lecca lecca e preservativi e pagare qualche cartellone pubblicitario in più in cui si dice che i tanto bistrattati comunisti in Puglia mandano i giovani a studiare all’estero dandogli una barca di soldi (europei, senza gravare sulle tasche dei cittadini). Darsi un po’ di arie. Smerdare qualcuno che se lo merita. Anche in pubblico. Senza arroganza, ma solo evidenziando in modo chiaro la verità, in modo che qualunque altro tentativo di mascherarla o cambiarla risulti semplicemente un ridicolo arrampicarsi sugli specchi. In modo serio, insomma. E fare in modo che l’informazione che non soddisfa questi standard sia riconosciuta da tutti come una pagliacciata, oltre che meschina. Tutto questo magari tornando nelle fabbriche e per le strade. A portare confronti, non solo con le manifestazioni e i girotondi. Fare politica vera, e dialettica vera, seria (come piace tanto dire a Prodi), adeguandosi al cambiamento dei tempi. E, soprattutto, pensarci prima di far cadere il governo. O è meglio fare tutti insieme la sinistra extraparlamentare? Grazie Veltroni, sei il migliore anche tu!

«Non ti chiudere nelle tue stanze, partito, rimani amico ragazzi di strada»

Uno dei punti più alti della poesia di Majakovskij, poeta della Rivoluzione d’Ottobre, richiamava all’attenzione la dura realtà e la triste evoluzione di un partito che anche allora riusciva ad allontanarsi dalla gente. Un pensiero profetico che in maniera eclatante si è realizzato in Italia con l’implosione della Sinistra Italiana che di fatto è oggi fuori dal parlamento. Dal partito comunista più importante d’Europa alla formazione extraparlamentare dei giorni nostri. La preghiera di non chiudersi nelle stanze, era la stessa che forse Peppino Impastato fece a Stefano Venuti nella sezione vuota del PCI di una Cinisi infangata e oppressa dal silenzio dell’omertà e dalla ferocia di Gaetano “Zu’Tano” Badalamenti. Forse quelle parole sono state pronunciate solo nella pellicola di Marco Tullio Giordana (I cento passi), ma di fatto le idee di Peppino e le sue azioni hanno continuato a camminare sulle strade di Cinisi, abbandonate da quel partito che in qualche maniera lui ha amato. Trent’anni fa, moriva Peppino Impastato insieme ad Aldo Moro. Dopo essere stato picchiato, dopo che gli spaccarono la testa con una pietra, lo fecero saltare sul tritolo che gli legarono addosso. Lo fecero in mille pezzettini. E la sua colpa fu l’onestà intellettuale, la coscienza civile che lo spinse alla lotta contro la corruzione e l’olezzo di Cosa Nostra. “La Mafia è una Montagna di Merda”, scrisse su “L’Idea Socialista“, che poi diventato “L’Idea”. Continuò a urlarlo, con i suoi compagni, attraverso la radio clandestina, “Radio Aut“, nel vano tentativo di rimuovere la puzza di sterco del compromesso morale. Era egli stesso figlio di un uomo d’onore, e fu ripudiato da colui che lo generò. Era siciliano e fu ucciso dalla sua terra. Oggi, Cinisi è in festa. L’associazione Libera, ha riempito le strade di quel paese narcotizzato dall’omertà. Ha ripreso a urlare. “Peppino è vivo! e lotta insieme a noi!, le nostre idee! non moriranno mai!”. Peppino Impastato non si è mai laureato, non si iscrisse mai all’Ordine dei Giornalisti, non hai compiuto la sua esistenza ma è morto per il dovere dell’informazione. Si è sacrificato per pulire i vetri annebbiati delle anime siciliane. Privo di ogni buon senso ha iniziato una lotta che da quella notte non è mai morta. Anche se la Mafia in Italia ha comunque vinto. Come un cancro ha disperso le sue metastasi ovunque c’era qualche dannato disposto a vendersi per pochi “picciuli”. La Mafia è entrata in Parlamento, nei rami più alti. La Mafia produce ricchezza, assistenza sociale, previdenza, sanità. Un parastato forte che produce PIL, invisibile perché ambiguo, informe, privo di sembianza concreta. La Mafia è dentro l’amministrazione della cosa pubblica ma non il contrario ed è questo ciò che li rende invulnerabili. Berlusconi nel 1994, nei suoi comizi amava ricordare Falcone e Borsellino, quattordici anni dopo ha elevato a rango di eroe il suo stalliere Vittorio Mangano, pluriomicida, capomafia, amico del Senatore Marcello Dell’Utri.

Se Peppino Impastato fosse oggi tra noi scriverebbe ancora una volta una Cretina Commedia per dileggiare ancora questi nuovi eroi siciliani, nella sua maniera ironica e baldanzosa.

«ahi quanto a dir qual era è cosa dura
questa minchia aspra selvaggia e forte
che troneggia in mezzo alla radura»

Galileo Galilei nella penna di Brecht rispose al suo allievo rammaricato per l’abiura: “fortunato quel popolo che non ha bisogno di eroi.”

Ciao Peppino

Aiutiamo Google a non perdere la nostra pagina sui Consulenti Esterni per il Comune di Bari

Ci siamo accorti che nel giro di pochi giorni, il super motore di ricerca Google ha fatto sparire la nostra pagina sulle Consulenze Esterne per il Comune di Bari. Sicuramente si tratta di un problema tecnico. Anche perché tutte le altre pagine di questo blog sono perfettamente indicizzate. E noi il crawler lo vogliamo aiutare. Pubblichiamo nuovamente la lista dei consulenti di questa “Bari in Evoluzione”, con tutto tranne che con la trasparenza. Abbiamo deciso anche che aiuteremo il crawler di Google ogni qualvolta si dimenticherà di questa pagina, perché il suo deve essere un lavoraccio.

Questa lista è per i cittadini baresi. Perché sviluppino una propria coscienza critica e perché si interroghino sulla gestione del proprio danaro. E’ un incentivo, un invito alla trasparenza perché chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere. Ma questo il sindaco Emiliano lo sa già.

Se cliccate sul post “Bari in Evoluzione. Con le Consulenze Esterne” troverete tutti i dettagli su come scaricare dall’albo pretorio online tutti i documenti che riportano le modalità di affidamento delle consulenze, le gare, i compensi e le date.

E’ un diritto di tutti i cittadini essere parte attiva della propria città. La costruzione di una coscienza civile passa anche attraverso l’esercizio di un controllo attivo sui nostri amministratori. Perché è troppo comodo, lamentarsi, quando si parla di sprechi e di governo ladro.

Siamo a disposizione di tutti coloro che vogliono altre informazioni e altri dettagli. Siamo inoltre solidali con il motore di ricerca Google e pertanto pubblicheremo il post e la lista di tutte le consulenze esterne per il comune di Bari, sino a quando rimarrà consultabile da tutti i cittadini.

Si sa. Repetita iuvant.

Elenco Consulenze Esterne, pagina web del sito ufficiale del Comune di Bari

Elenco delle Consulenze Esterne per il Comune di Bari, Anno 2006 [file *.pdf, 88KB]

Elenco delle Consulenze Esterne per il Comune di Bari, Anno 2007, I Semestre [file *.pdf, 20KB]

Elenco delle Consulenze Esterne per il Comune di Bari, Anno 2007, II Semestre [file *.pdf, 64KB]

Elenco delle Consulenze Esterne per il Comune di Bari, Anno 2008 [file *.pdf, 64KB]

Torino, emergenza bandiere bruciate. Tricolore compreso.

Si consiglia vivamente la visione integrale del video sulla Lega, la violenza, l’incoerenza e la scarsissima memoria di tutti gli italiani. Quattro di loro saranno Ministri della Repubblica Italiana.

Una sera di primavera, nel giorno consacrato alla festa dei lavoratori, cammini per strada con uno o due amici. Fumi una sigaretta, parli, ridi, scherzi… o forse discuti di cose serie, di cose che ti fanno soffrire. Forse hai problemi di lavoro, o con la fidanzata. Oppure semplicemente racconti ciò che farai domani, giorno qualunque da vivere in una città che qualunque non è. A un tratto qualcuno ti dice roba del tipo… “Ehi codino di merda! Dammi una sigaretta!” Tu ovviamente non ci stai. Rispondi. E scatta qualcosa che nessuno poteva pensare. Altre parolacce. poi spintoni, poi pugni. C’è chi finisce per terra, chi si rialza, e chi non fa in tempo a rialzarsi: troppi calci in testa. Troppo forti. E così ti ritrovi a vivere un domani che non arriverà mai. Tu dormi. Il domani arriva e passa, e così il dopodomani e il giorno dopo ancora, arrivano e passano. Per tutti, ma non per te. Tu sei rimasto solo in un turbine di buio e di morte. Fino a quando le tue condizioni diventano da disperate a definitive. Non c’è più nulla da fare. Sei caduto vittima dalla violenza assurda e becera di un quintetto di ragazzi belli, ordinati e di buona famiglia. tranquilli, lavoratori, rispettosi. Un paio di loro somigliano a un paio di amici di colui che scrive questo pezzo.
Ma perchè l’hanno fatto? Era premeditato tutto? Erano dei fascisti che volevano fare il culo a un comunista? O più semplicemente erano dei violenti balordi che volevano fare a botte? Al momento ancora non si sa. I giornali parlano di ragazzo massacrato dai naziskin. Nell’eventualità, c’è qualcuno (tipo il neo-presidente della camera) che va baldanzoso in una trasmissione (tipo “Porta a Porta”) e fa dichiarazioni (tipo che una bandiera bruciata è molto peggio di un ragazzo morto a calci). Da Verona, con la forza della sua autorevolezza e della sua professorale eloquenza, imbocca l’autostrada Serenissima per dirigersi dritto dritto a Torino. Parla di bandiere, di centri sociali, antisemitismo. Poi la sinistra (a proposito, quante sono ora le sinistre? Uno ce la fa ancora a contarle con una mano sola?) si incazza, manda il comunicato, e il finissimo presidentissimo, dice che i due fenomeni non sono paragonabili. Giusto. Giustissimo. Dico di più. Chi se ne frega se questi cinque sono o no fascisti. Se lo fossero, la destra dovrebbe riflettere. Anche la sinistra, che quando si tratta di menare non ha nulla da imparare. Se non lo fossero, la destra doverebbe riflettere. E anche la sinistra. Dovrebbero riflettere su una bella cittadina, piena di storia, fonte di ispirazione per opere letterarie senza tempo. Dovrebbero riflettere su un intero paese preoccupato dall’invasione degli immigrati. Un paese dove l’immigrata, se le va male, fa la puttana, e se le va bene pulisce il culo alla nonnina, il cui nipote, esce la sera…. picchia… e uccide.